Come hai potuto finire in questo gioco? Ti stai dicendo che la benda sugli occhi è troppo stretta, che il legaccio che ti serra i polsi ti fa sentire impotente. Che avresti fatto meglio a non accettare l’invito. Che sapevi benissimo dove ti avrebbe condotto.
Eppure sei terribilmente eccitata. Respiri profondo per far penetrare dalle narici l’odore del cioccolato. Tendi le orecchie allo scricchiolio della stagnola che si accartoccia. Sei appesa alla sua voce cava come un aquilone a un filo, ti fai portare dal vento sempre più forte del desiderio.
L’uomo è calmo, posato, sicuro. Ogni sua parola ti scava. Immagini i suoi gesti lenti. Rivedi il piano di legno di rovere davanti al quale ti ha fatto sedere. Il tovagliolo di raso nero che copriva i cioccolatini; accanto, una benda dello stesso colore e una corda spessa, ugualmente nera.
Hai risposto senza parole, solo deglutendo, sentendo le ghiandole salivari contrarsi e un rivolo di saliva acida scenderti lungo la gola in fiamme mentre il buio della benda ti velava lo sguardo.
La mano calda che ti ha porto il cioccolatino si sfila, umida di saliva, dalla bocca e ti si appoggia sulla nuca, stringe lievemente, invita a spingere il collo in avanti.
Senti l’aroma del cioccolato invadere le narici. E un altro odore ancora.
Questo, lievemente acido, non è cacao; lo riconosci subito, anticipato dallo scorrere della lampo dei pantaloni. Avverti una presenza a pochi millimetri dalle tue labbra.
È il cioccolato, ormai sciolto nella bocca che ti sta aprendo al piacere? O è la situazione, così fragile nel suo lento, inevitabile, procedere?
Socchiudi le labbra e fai spuntare la lingua in esplorazione silenziosa. Senti il contatto con la pelle, ti orienti lungo il filetto di una cappella tesa, gonfia. Avverti una goccia precoce e viscosa scivolare dalla punta e la intercetti mischiandola alla tua saliva.
Con delicatezza percorri i contorni di quel pene che ancora non conosci, ne tracci la geografia, divertendoti a giocare con le pieghe. Stuzzichi la fessura, ti insinui, titilli, baci, solletichi.




